Jeff Beck
Sono le 21.09 più o meno quando le luci si abbassano un pò e fanno la loro entrata in scena i musicisti seguiti da quella che dovrebbe essere la star della serata, misterJeff Beck.
Non mi sembra ancora vero di avere di fronte una leggenda della chitarra , uno che negli ultimi 40 anni non ha fatto altro che impugnare ogni giorno la chitarra e portare in giro la sua musica.che in certi casi definire poesia non sarebbe davvero eccessivo.
Impugna una Fender Stratocaster , una pedaliera davanti e un Marshall 100 W dietro, nient’altro.Da quanto ho visto non usa neanche pick up, suona con le dita.
Attacca con Eternity’s Breath, un’armonia di note che invade la cavea.
E ad ogni fine canzone si rigira verso la platea , si china verso il publico neanche avesse bisogno di farlo. Non sembra percepire quale emozione ci stia regalando. O forse lo sa fin troppo bene e allora , quello diventa un gesto sincero semplice di ringraziamento ad un pubblico che di certo non gli fa mancare applausi.Sembra non ci tenga ad essere l’unico protagonista della serata: Ognuno del gruppo ha modo di esprimersi al meglio in ogni pezzo anche se , inutile dirlo, il filo conduttore di ogni brano rimane quella strato che impugna.
Qualche pezzo dal nuovo cd ma poi arriva lei, Mná na h-Éireann, dolce come poche. Ricordo ancora una mia amica che su queste note si scioglieva.
FInita questa la bassista attacca qualcosa come un assolo di basso, a cui segue un capolavoro dei lontani anni ’60.
People Get Ready è bellissima, suggestiva, commovente.
Passano i minuti, passano le canzoni ripescate qualcuna dal nuovo cd qualcuna da Who Else del 1999 e poi non mancano di certo le cover che esegue magistralmente. FIno ad arrivare a A Day in the Life, sfornata da Lennon e McCarteny rieseguita forse meglio dell’originale.
Sono più o meno le 22.30, set list terminata tutti in piedi ad applaudire(non era la prima volta, a fine canzone si era sempre in piedi ad applaudire),Beck saluta poggia la strato per terra e s’inchina a noi del pubblico.
Chiedere il bis è d’obbligo e cosi dopo un paio di minuti la band e M. Beck sono di nuovo sul palco e stavola imbraccia una Les Paules nera, chiaro omaggio al chitarrista scomparso più o meno un anno fa e attacca con How High the Moon.L’ultimo pezzo, altra cover, Nessun Dorma della turandot di Puccini.Jeff Beck ringrazia e se ne va insieme alla band.
Ho avuto modo di stringere la mano a Paul Gilbert e Steve Vai, di guardare da vicino , molto vicino, il faccione di Lemmy ma mai come ieri sera ho provato quell’emozione che ti percorre tutto e ti fa vibrare da dentro. Un’emozione unica.Non vorrei dire irripetibile ma sono in pochi a riuscire a far suonare quelle corde come ho sentito ieri sera.
Emmett “Doc” Lathrop Brown.
PS.: se riesco a rimettere ordine nella testa proverò a ricomporre la set-list anche se la vedo davvero dura.
Rebel Rebel
Rebel Rebel, you’ve torn your dress
Rebel Rebel, your face is a mess
Rebel Rebel, how could they know?
Hot tramp, I love you so!
Don’t ya?
Quando ti accorgi di aver avuto la persona giusta accanto da tanto è sempre troppo tardi. Ma il bello degli amici è che ti aspettano sempre. Per te .
Emmett “Doc”Lathrop Brown